Biografie

Alessandra – Imperatrice di Russia

di Maurice Paléologue

Classificazione: 5 su 5.

Alessandra ci introduce alla vita di Alice d’Assia-Darmstadt, l’ultima imperatrice di Russia. Partendo dalla storia antica della sua famiglia, che si può risalire ai primi langravi di Turingia, il capitolo ci porta a conoscere la sua infanzia e la sua educazione presso la nonna, la regina Vittoria d’Inghilterra. Ci viene descritto il suo fidanzamento con lo Zarevic Nicola, figlio dell’imperatore Alessandro III, che si trasforma in un romanzo d’amore intenso e appassionato. La morte improvvisa di Alessandro III costringe il nuovo zar Nicola II ad assumere un compito travolgente e sovrumano di governare centocinquanta milioni di uomini con la luce e la volontà di un solo uomo. La fidanzata Alessandra-Feodorvna gli dà il coraggio e la forza per portare avanti questo enorme fardello.

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Capitolo I

Alice d’Assia-Darmstadt; antichità storica della famiglia; memoria di Santa Elisabetta d’Ungheria e di Maria Stuarda. – Rimasta orfana all’età di sei anni, la bambina viene cresciuta dalla nonna, la regina Vittoria; forte l’impressione delle abitudini e dello spirito inglese. – Fidanzamento con lo Zarevic Nicola. Romanzo esaltato. Diario dello Zarevic; annotazioni mistiche della sposa: “Comunione nella gioia e nella sofferenza”. – Morte inaspettata dell’imperatore Alessandro III, il 1° novembre 1894. Avvento di Nicola II. Un compito travolgente e sovrumano per il nuovo zar. – Conversione di Alice, che la Chiesa ortodossa chiamerà d’ora in poi Alessandra-Feodorvna.

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Riferendosi a Maria Antonietta, Chateaubriand disse: “Le regine sono state viste piangere come semplici donne, e ci si è stupiti della quantità di lacrime che i loro occhi potevano contenere”. Questa è l’epigrafe che dovrebbe essere posta alla vita della zarina Alessandra-Feodorvna, l’ultima imperatrice di Russia. Nata a Darmstadt il 6 giugno 1872, era figlia di Ludovico IV, Granduca regnante d’Assia, e della Granduchessa Alice, a sua volta figlia della Regina Vittoria.

Attraverso questa famiglia dell’Assia, una delle più antiche della Germania, si può risalire ai primi langravi di Turingia, i primi duchi di Brabante e Lorena. Così, nei fitti rami del suo albero genealogico, troviamo i nomi di Santa Elisabetta d’Ungheria e di Maria Stuarda. Avendo perso la madre all’età di sei anni, fu cresciuta dalla nonna, la regina Vittoria, che la portò con sé ovunque, a Londra, Balmoral, Windsor, Sandringham e nell’isola di Wight. La sua educazione, la sua istruzione, la sua formazione intellettuale e morale erano quindi tutte inglesi. E così, quando la conobbi, rimase inglese nell’aspetto esteriore, nel portamento, in un certo accento di rigidità e puritanesimo, nell’austerità intransigente e militante della sua coscienza e in molte delle sue abitudini intime.

Nel 1894 si fidanzò con il Granduca della Corona di Russia, lo Zarevic Nicola, figlio di Alessandro III. E questo non è un fidanzamento di politica e di fredda ragione, come troppo spesso si usa nelle famiglie sovrane; è un fidanzamento d’amore e di gioia, una delle storie d’amore più tenere, più calde, più esaltate che possano unire due cuori molto giovani e molto puri. Questo romanzo si svolge nell’arco di alcuni mesi, a volte alla corte inglese, a volte alla corte dell’Assia, a volte alla corte danese. Fin dall’inizio, la giovane, inebriata dalle virtù cavalleresche, dall’elevazione morale, dalla profonda pietà che scopre nell’anima del suo fidanzato, presagisce un futuro superbo. Non c’è dubbio! La Provvidenza ha in serbo per lui il ruolo di glorioso autocrate! Il tono mistico e sentimentale del loro fidanzamento ci viene rivelato dalle note personali con cui Alice ricopre il diario dello Zarevic che ha in mano. Eccone alcune: Fedele, sempre ad aspettarla, sempre ad amarla, sempre a tenderle le braccia… Dormi in pace, e che le dolci onde ti cullino! Ricevi i più teneri baci dal tuo angelo custode, che veglia su di te…Anche quando sono separati, i nostri cuori sono uniti. E sono sempre vicino a te, pregando per te, mia carissima amata… L’ora suona nella torre del campanile e ci avverte di ogni ora che passa; ma non guardiamoci dal tempo che passa, perché il tempo può passare, ma l’amore rimane; sento i tuoi baci sulla mia fronte febbrile. Se dobbiamo separarci, oh, perché proprio ora? Se dobbiamo separarci, oh, perché proprio ora? Non è un sogno? Allora il risveglio sarebbe una sofferenza. Oh! non svegliatemi, lasciatemi sognare ancora! L’amore è preso! Gli ho legato le ali! Non sarà più in grado di correre o volare via. Nei nostri cuori l’amore canterà sempre… Io sono tua come tu sei mio. Ti ho chiuso nel mio cuore, ma ho perso la piccola chiave: così resterai chiuso lì per sempre… Ho sognato di essere amata, mi sono svegliata e ho visto che era vero; ho ringraziato Dio in ginocchio. Ho sognato di essere amata, mi sono svegliata e ho visto che era vero; ho ringraziato Dio in ginocchio. Il vero amore è un dono di Dio, un dono che diventa ogni giorno più forte, più profondo, più ampio e più puro…Ci deve essere qualcosa di meraviglioso nell’amore di due persone perfettamente unite e che non si nascondono nulla l’una con l’altra. Si uniscono nella gioia e nella sofferenza, nella felicità e nella sfortuna. E dal loro primo bacio fino alla morte, parlano solo d’amore…

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Non passò molto tempo prima che vedesse il suo eroe messo alla prova. Il 1° novembre 1894 Alessandro III morì, dopo una breve malattia, all’età di quarantanove anni. Lo Zarevic adorava suo padre. Vederlo morire nel pieno della sua età lo sconvolse. Ma il suo dolore fu inizialmente del tutto filiale, del tutto ingenuo, senza alcuna preoccupazione per la formidabile missione che inaspettatamente gli toccava. Scrive nel suo diario: Dio ha appena richiamato a sé il mio caro padre, che ho tanto amato…Oh! che terribile agonia! Eppure è stata la morte di un santo… Mi gira la testa, sono come stordito dal dolore…Signore, Signore, aiutami! Il giorno successivo, il 2 novembre, ricevette il primo aiuto indiretto dall’alto. Preludendo all’opera di conversione religiosa, Alice abiurò solennemente l’errore del credo luterano per abbracciare i simboli e i dogmi arcaici della Chiesa ortodossa, che la iscrisse nel gregge dei suoi fedeli con il nome di Alessandra-Feodorvna. Nulla si oppone ora alla celebrazione del matrimonio, la cui data è fissata per il 27 novembre. Tuttavia, il nuovo “Autocrate di tutte le Russie” iniziò a esercitare il suo potere illimitato. E subito, con stupore, misura il compito schiacciante lasciatogli in eredità dai suoi antenati, il compito sovrumano di governare centocinquanta milioni di uomini con la luce e la volontà di un solo uomo, con la semplice affermazione della sua indiscutibile onnipotenza, del suo potere mistico e trascendente. In questi giorni difficili, trova un coraggioso sostegno nella sua fidanzata. Alessandra-Feodorvna gli ripete, con amorevole fervore: Abbi fede, o mio caro! Dio ti darà la forza di portare il tuo immenso fardello, poiché è Lui che lo ha posto sulle tue spalle…Qualunque cosa accada, soffri, sopporta e persevera. Non risparmiare il tuo lavoro, non temere il pericolo! Quando ti pieghi sotto la sua pesante croce, alza gli occhi a Dio! Egli ti consolerà subito, mia caro. Più Egli ti conduce, più luminosa ti apparirà la fine del nostro viaggio… (continua)

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