Biografie

La Tragica Imperatrice

Anteprima di lettura

La tragica Imperatrice

Conversazioni intime con Eugenia de Montijo, ultima sovrana del Secondo Impero francese

Maurice Paléologue

Parigi · 1901

Un’imperatrice tra le ombre

Paléologue incontra Eugenia, vedova di Napoleone III, e raccoglie la voce di una donna sopravvissuta al proprio regno, al marito e al figlio. Davanti alle Tuileries, l’antica sovrana rievoca gli splendori del Secondo Impero e il disastro che trasformò il potere in memoria.

«Ci sono momenti in cui mi sembra di essere morta da molto tempo. Vivo ormai solo tra le ombre.»

Dal libro

Capitolo I

La presentazione · Le Tuileries · Napoleone III e il verdetto della Storia

Sabato 8 giugno 1901

All’ora stabilita, Franceschini Pietri, l’anziano e devoto segretario dell’imperatrice, mi presentò alla sua presenza.

Nonostante i suoi settantacinque anni, conserva ancora le tracce dell’antica bellezza. Il viso ha mantenuto la sua finezza, con tratti netti come quelli di una medaglia. La fronte lascia intravedere la propria altezza sotto i capelli bianchi: una fronte manifestamente predestinata al diadema.

Gli occhi vivaci e ravvicinati brillano di un bagliore duro e cupo. Le spalle rigide ed erette non toccano nemmeno lo schienale della poltrona. Le mani, ancora estremamente delicate, sono di un pallido colore ambrato, come se fossero state immerse in qualche balsamo.

Da tutta la sua persona scaturisce una curiosa impressione di maestosità, di ieraticità e di rovina.

Mentre la nostra conversazione era ancora nella fase dei luoghi comuni iniziali, notai sul tavolino accanto a lei una pila di libri, dai quali spuntavano numerosi segnalibri. Al centro del tavolo, fra un mazzo di rose, erano posate due grandi fotografie: i ritratti di Napoleone III e del principe imperiale.

In breve tempo toccammo questioni di politica estera. Dopo aver parlato con commozione della regina Vittoria, «quella nobile e salda amica» che aveva recentemente perduto, l’imperatrice mi interrogò sulle relazioni anglo-francesi.

Non si limitava alle valutazioni più o meno vaghe che si susseguivano sui giornali: portava prove precise, conversazioni avute con la regina Vittoria, con re Edoardo o con il duca di Connaught, e osservazioni provenienti direttamente dai più autorevoli uomini politici inglesi.

L’imperatrice non era meno informata sulle relazioni con la Russia, grazie all’amicizia che la legava all’imperatrice vedova Maria Feodorovna. Conosceva così gli intrighi delle corti europee e i tentativi di Guglielmo II di seminare diffidenza tra Russia, Inghilterra e Francia.

✦ ✦ ✦

Esaurite le diverse questioni, l’imperatrice si alzò, non senza difficoltà, dalla poltrona. Pensando che stesse concludendo l’udienza, feci per congedarmi. Ma lei protestò vigorosamente.

«Oh, no, non me ne vado ancora! Le mie vecchie gambe sono così rigide e doloranti che ho bisogno di sgranchirle facendo qualche passo. Vi va di camminare accanto a me per un momento, come se passeggiassimo insieme?»

Attraversammo lentamente i due saloni che componevano il suo appartamento. Le finestre, spalancate, davano direttamente sulle Tuileries.

Era una mattina radiosa. Nell’aria pungente e frizzante, il verde fresco degli ippocastani faceva una leggera ombra intorno al bianco delle statue. Più volte ci soffermammo a contemplare quella superba scena, uno dei luoghi del mondo in cui si è più pienamente consapevoli della volubilità della fortuna, della fragilità degli imperi e del flusso perpetuo delle cose.

Mi sfuggì un’esclamazione.

«Come può Vostra Maestà sopportare questo spettacolo?»

«Cosa? Anche voi mi chiedete questo? So che mi considerano insensibile perché occupo le stanze di questo albergo, dove ho le Tuileries sempre davanti agli occhi. Ma per me non fa più la minima differenza.»

«Che cosa importa uno spettacolo o un altro, rispetto ai ricordi che porto nel cuore? Ci sono momenti in cui mi sembra di essere morta da molto, molto tempo. Vivo ormai solo tra le ombre, così anche di me stessa mi faccio l’immagine di un’ombra.»

«Ma a volte ho momenti di risveglio, momenti di straordinaria violenza e intensità. Intere scene del mio passato tornano nella mente; vedo persone, volti, atteggiamenti, gesti. Rivedo le più piccole circostanze, i più piccoli dettagli. Penso di essere di nuovo lì, in mezzo a loro. È tragico.»

Con queste parole riprese il proprio posto, a testa alta, con le spalle rigide e dritte. Indicando il ritratto di Napoleone III posto accanto a lei, disse che desiderava raccontarmi qualcosa della nobiltà, dell’altruismo e della magnanimità dell’imperatore.

✦ ✦ ✦

«Nei giorni in cui eravamo felici, l’ho sempre trovato semplice e buono, caritatevole e pieno di gentilezza. Sopportava contraddizioni e calunnie con ammirevole indulgenza.»

«Quando il disastro ci travolse, portò lo stoicismo e la mitezza fino alla sublimità. Se aveste potuto vederlo nei suoi ultimi anni, a Chislehurst! Mai una parola di lamentela, di biasimo o di recriminazione.»

Eugenia lo aveva spesso pregato di difendersi dagli attacchi e dalle accuse che si riversavano senza sosta su di loro. Ma Napoleone III rispondeva che vi sono catastrofi tanto dolorose per una nazione da darle il diritto di attribuire tutta la colpa al proprio capo, anche ingiustamente.

«Un monarca, e soprattutto un imperatore, si degraderebbe cercando di eludere la colpa, perché perorerebbe la propria causa contro il suo stesso popolo. Per un sovrano non esistono scuse né circostanze attenuanti.»

«È sua massima prerogativa assumere su di sé, e soltanto su di sé, ogni responsabilità di coloro che lo hanno servito o tradito.»

Erano parole nobili, disse Eugenia, e non le aveva mai dimenticate. Erano state il suo sostegno e la sua luce per trent’anni. Nonostante le numerose sollecitazioni, non aveva mai acconsentito a scrivere i ricordi del proprio regno.

«Solo occasionalmente, come oggi, mi concedo di aprire il cuore davanti a persone comprensive.»

Poi riprese bruscamente, con un accento di passione. Aveva un solo favore da chiedere a Dio: vivere abbastanza a lungo da vedere la Francia ritrovare nel proprio cuore una maggiore giustizia nei confronti dell’Impero.

«Credete che vedrò mai la riabilitazione dell’Impero? Ditemi francamente: che cosa pensano di noi oggi?»

•••

La conversazione continua

Gli splendori e la caduta del Secondo Impero

Eugenia riapre le porte della memoria: il battesimo del principe imperiale, Solferino, l’annessione della Savoia, il Canale di Suez e infine l’esilio. Dietro la sovrana appare una madre e una vedova rimasta sola davanti alla Storia.

Imperatrici e dinastie

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